“Trascorsi i primi mesi di vita custodita in una madia di abete. Lì mi aveva riposta quella notte in cui la nevicata aveva chiuso il valico. Lì avevo trascorso le prime settimane, in mezzo alla paglia, al calduccio, come una nespola. Allevata a latte di capra, succhiavo ingorda quel nettare delizioso che la natura mi aveva donato, finché un giorno la madia divenne stretta.

Mi preparò un recinto, uno steccato in legno di larice, in cucina accanto alla stufa, sotto la grande finestra. Lì iniziai a gattonare e muovere i primi passi, tra pelli di marmotta. Aggrappata alle assi di legno, rese lisce da mani sapienti, mi intrattenevo seguendo con le ditine il curioso disegno dei nodi e delle venature rossastre che marezzavano le tavole.

Crebbi guardando il cielo attraverso la finestra di quella baita, riquadri in cui nuvole libere, graffiate in basso dalle punte dei larici, si alternavano nell’azzurro. Ancora non li conoscevo, ma quanto li avrei amati e quanto li amo ancora quegli alberi.

La nostra era una vita di silenzi. Lunghe ore interrotte dalle poche parole che mi venivano insegnate. Soltanto quelle utili”.

Tratto da L’uomo della radura – Una madia per culla.

Siamo sul treno che va a Susa. Un’interruzione di corrente (tutta colpa dei francesi) ferma il piccolo convoglio in mezzo al nulla e la Capotreno ne approfitta per sedersi accanto ad una ragazzina che ha individuato come solitaria e probabilmente con una vita non facile… e le racconta la sua storia.

E la storia di Sandra è una storia splendida. Trovata abbandonata in fasce, è stata allevata da un uomo solo in una radura sopra Moncenisio. Vive serena, studia in casa, cresce innamorata dei boschi, degli alberi, di quei monti. Ha un rapporto speciale con il frassino secolare che cresce a Moncenisio. Fino a quando un evento tragico la allontana da quei luoghi (e da quell’albero) per buttarla di colpo nel mondo dei grandi, nel mondo della gente comune.

Un mondo che non conosce e che dovrà imparare ad affrontare.

L’incontro tra le due donne è qualcosa di più di un espediente letterario.

La scintilla che crea la trama di un thriller, che ruota tutta intorno ad un luogo, alla natura che lo compone, agli uomini e le donne che lo abitano, ad un albero. Un albero reale, monumentale, che se avete voglia di fare una passeggiata lo potete incontrare.

Frassino Monumentale di Ferrera Moncenisio

L’uomo della radura è stato selezionato alla VII edizione del Premio Internazionale della letteratura della città di Como, anno 2020.

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Dicono dell’Uomo della radura, interviste e recensioni:

https://thrillernord.it/intervista-a-cristina-converso/

https://www.quotidianopiemontese.it/2019/08/16/luomo-della-radura-intervista-con-cristina-converso/?fbclid=IwAR1xXv5AY7-hfhr7623l6wK9QN6O9qvkv0t4gH3Yve8ZNsw4KIPAXcgKeN0

https://www.youtube.com/watch?v=G8SeP8i884w&feature=youtu.be