sulle tracce di una farfalla
“Lasciai il comodo appoggio che il tronco del platano mi aveva offerto fino a quel momento e voltai le spalle ai gorghi della Dora, che premeva l’argine a pochi metri dai miei stivali di gomma. Era un abbraccio strano, cedevole, quello che la sponda sabbiosa offriva a quell’amante impetuoso, così con quell’immagine di insolita sensualità ripensai alle informazioni che avevo raccolto in merito all’unione così feconda e duratura tra Charles Darwin e la cugina, Emma Wedgwood. Camminavo tra le pozzanghere che riflettevano il primo timido sole dopo giorni di pioggia, e rivedevo i passi affrettati del giovane Charles, che fresco di ritorno dal viaggio sul Beagle si recava a casa dei cugini Wedgwood, per ringraziare lo zio che aveva convinto il fratello a lasciarlo partire per quel viaggio intorno al mondo.
Tratto da Il sentiero di Darwin

Che cosa hanno in comune Charles Darwin e il Monte Musinè?
Che segreto custodisce il Monte delle tante stranezze e delle insolite presenze, che poteva interessare il noto naturalista?
Entrambi, Darwin e il Musinè devono la loro unicità ai lepidotteri, meglio conosciuti come farfalle e falene. Questi fragili e preziosi impollinatori sono la chiave di lettura per comprendere le teorie evolutive darwiniane e scoprire il vero segreto del Monte misterioso.
Entrambi, Darwin e il Musinè posseggono sentieri di sabbia e roccia lungo i quali è stata scritta la “storia” della Terra e delle sue creature.
Il sentiero di Darwin è il racconto che porta alla scoperta di come queste piccole creature abbiano avuto un ruolo fondamentale nell’affermazione delle teorie evolutive. Senza lepidotteri “l’origine della specie” non avrebbe avuto le conferme per renderla dimostrabile. I lepidotteri erano esseri amati e temuti fin dall’antichità. La farfalla è un simbolo ancestrale di rinascita, legata alle costellazioni e ai siti megalitici, era la meraviglia creata da Dio per l’occhio umano. Peccato, che nessuno avesse la più pallida idea di come quella creatura si generasse. Sbucava dal nulla a primavera, a rendere gloria al Signore, mai era stata messa in dubbio l’immutabilità della creazione, tanto meno che una creatura così meravigliosa potesse avere un ciclo vitale complesso, una metamorfosi a partire dal bruco, l’essere immondo, vituperato e satanico. Tutto era come Dio l’aveva creato, fisso nei millenni. Senza obiezioni, pena la morte sul rogo. Eppure, proprio in quei secoli visse la donna che dimostrò che la scala naturae era mobile, anzi mobilissima.
Maria Sibylle Merian giunse alle conclusioni di Darwin ben due secoli prima e lo fece illustrando con talento e coraggio il ciclo completo della metamorfosi dei lepidotteri a partire dal bruco, la relazione con la pianta nutrice, la crisalide e il volo dell’adulto. Tutto raffigurato sulle sue tavole illustrate, che fecero il giro del Mondo.
Quando Darwin si interrogò sulla mutabilità degli esseri viventi lo fece partendo proprio dalle tavole di Merian, il suo sentiero iniziò dai lepidotteri e con quelli terminò.

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Scarica qui l’articolo “Il sentiero di Darwin passa anche in Valle di Susa” pubblicato su PASSAGGI e Sconfini di marzo 2026.
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Approfondimenti scientifici sui Lepidotteri del monte Musinè:
contributo della professoressa Simona Bonelli Professore Associato di Zoologia presso il Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università degli Studi di Torino
“Avevo appena preso servizio all’università, il mio diretto superiore, professor Emilio Balletto, noto zoologo, in particolare coinvolto in programmi di conservazione a livello europeo, mi disse di andare in un sito nel comune di Caselette dove erano state scoperte, da non molto, una popolazione di Maculinea alcon e una di Maculinea teleius simpatriche. In meno di 3 ettari di prateria ho imparato la fragilità della natura e cosa vuol dire proteggerla. Si tratta di due tra le cinque specie del genere Maculinea presenti in Europa, mirmecofile obbligate, cioè specie che vivono nove mesi sotto forma di larva e di pupa, all’interno di nidi di formiche. Sono oggi tutte rarissime e decisamente a rischio. Nella stessa area, ricchissima, vivono molte specie rare e protette dalle Direttive Comunitarie. Dato il valore conservazionistico, il sito di Caselette nel 1996 entra a pieno titolo nella Rete Natura 2000 che è la messa a terra della Direttiva Habitat (43/92 CE). Tra le ragioni dell’istituzione del Sito di Importanza Comunitaria Monte Musiné Laghi di Caselette ci sono proprio quei 3 ettari di prato che ospitano, oltre a Maculinea teleius, altre farfalle come Coenonympha oedippus o Euphydryas aurinia. Il sito è stato designato nel 2003 tra le Prime Butterfly Areas, cioè tra le aree più importanti in Europa per la conservazione delle farfalle. Sono 36 le aree italiane con questa designazione. Nel 2016 abbiamo redatto la prima Lista Rossa delle farfalle italiane e abbiamo potuto valutare il rischio di estinzione dal nostro territorio delle due specie (e di tutte le 300 specie italiane). Secondo la rigorosa applicazione dei criteri di IUCN (International Union for Conservation of Nature) sono 18 (il 6%) le specie italiane che rischiano l’estinzione a medio e breve termine, tra queste le protagoniste di questo libro. A livello europeo sono il 14% le specie che rischiano di scomparire. L’Italia è un paese ricchissimo di biodiversità. Se parliamo solo di farfalle è il paese europeo che ne ospita il numero più alto, circa 290. Il Piemonte è la regione che ne accoglie la frazione più ampia, oltre 240.
Per approfondimenti sul Monte Musinè e i laghi di Caselette, consulta i seguenti link:
https://www.regione.piemonte.it/giscartografia/Parchi/Piani/IT1110081_PdG_Relazione.pdf